Castagno

Nome scientifico

Castanea sativa

Caratteri distintivi

Albero deciduo che può raggiungere i 30 m, talora 40m di altezza, molto longevo (anche parecchie centinaia d’anni), dall’ampia e folta chioma e dal portamento espanso. Il fusto delle piante da frutto è eretto e tozzo.
Foglie: grandi, semplici, ovali-lanceolate, alterne, brevemente picciolate, con margine fortemente e grossolanamente seghettato.
Fiori: quelli maschili, gialli e penduli presenti fra giugno e l’inizio di luglio; quelli femminili, in gruppi di due o tre, sono piccoli, con la superficie coperta dagli abbozzi di spine e collocati per lo più alla base di quelli maschili.
Frutti: hanno buccia cuoiosa, lucida, bruno scura con parte basale chiara, noti con il nome di castagne, racchiusi dalla cupola irta di spine (riccio) che si apre a maturità (settembre-ottobre).

Ecologia

ll frutto (castagna) è ricco di amidi, sostanze azotate e minerali; per secoli ha costituito la base alimentare di intere popolazioni montanare; fino all’intro-duzione della patata (1700) fu un vero e proprio albero del pane, che con i frutti essiccati assicurava il sostentamento delle zone rurali. Ciò spiega l’ampia diffusione della specie, che in Piemonte occupa ancora circa 100.000 ettari.
Delle castagne si cibano uccelli, scoiattoli, piccoli roditori e cinghiali; l’uomo le consuma crude, cotte (arrostite, bollite, candite), secche e sotto forma di farina con cui si preparano dolci (castagnaccio, frittelle).
Il legno è impiegato per la produzione di paleria e travature, tavolame per mobili e pavimenti, ma in certe zone l’uso da lavoro è ostacolato dalla «cipollatura»: si tratta di un grave difetto del legno, le cui cause non sono del tutto note, determinato dallo scollamento tra gli anelli di due anni successivi che ne impedisce la segagione in tavole.
Per l’abbondante produzione di polline e nettare il castagno è specie particolarmente visitata dalle api, da cui ricavano un miele scuro e aromatico.
Un tempo le foglie erano utilizzate come lettiera per gli animali in stalla nelle zone con scarsità di paglia ed erano anche usate per imbottire materassi rustici.
In fitoterapia si usano le foglie, impiegate sin dall’antichità contro le bronchiti e i reumatismi per le proprietà astringenti, sedative, mineralizzanti e toniche.
Secondo la mitologia, quest’albero evoca il dio supremo, reggitore dell’universo, per via del tronco tozzo e possente e dei rami che si allargano in tutti i sensi, rendendo la chioma imponente.
Dal Medioevo i frutti sono considerati cibo per i morti e ancora oggi in alcune zone rurali sopravvive l’usanza di recitare il rosario la vigilia del 2 novembre mangiando castagne e lasciandone in tavola un piatto per gli antenati.

Curiosità

Il legno un tempo era impiegato nella produzione di ingranaggi e attrezzi agricoli (parti di carri, manici di fruste). In passato quest’albero era spesso piantato presso le case rurali per catturare gli uccelli attratti dai frutti; i grossi semi duri servivano inoltre a fabbricare rosari.

Per saperne di più

https://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=1807&nnn=Castanea%20sativa

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